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Da Policymic, un interessante articolo d’opinione offre un punto di vista riguardo l’effetto che serie quali Glee e Modern Family hanno rispetto ai rapporti con la comunità LGBT nella società contemporanea.

Per approfondire l’argomento e leggere la traduzione dell’articolo originale di Kevin Nadal, continua dopo il salto!

Il mese scorso il Vice Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha detto “Penso che Will & Grace abbia probabilmente fatto di più che tutto il resto per educare il pubblico Americano, finora. E io penso… la gente teme ciò che è diverso. Adesso si sta cominciando a capire.”

Mentre il “comandante in seconda” degli USA sembra aver spesso fatto commenti un po’ confusionari e impulsivi durante gli ultimi anni (ricordate quando ha definito Barack Obama “articolato” e “pulito”? - riferito ai suoi discorsi, NDT), non posso fare a meno di essere completamente d’accordo con lui.

Sono sempre stato fermamente convinto che la visibilità porta alla conoscenza e la conoscenza porta all’accettazione. Che ci piaccia o no, il mezzo che offre visibilità al diverso, e il di cui fa uso la maggioranza Americana, è la televisione.

In quanto figlio degli anni ’80 (e di due genitori lavoratori), la televisione ha spesso assolto la funzione di babysitter, per me. Chi aveva bisogno di una tata, quando c’erano i cartoni del sabato mattina come Muppet Babies, G.I. Joe, Transformers e gli Orsetti del Cuore? Inoltre, in quanto figlio di due immigrati negli Stati Uniti, la televisione mi ha aperto la strada a tutta la conoscenza di cui avevo bisogno per sopravvivere nel mondo americano, incluso come diventare un “figo” alle scuole superiori (sarebbe a dire, guardando Mike Seaver in Genitori in Blue Jeans) e come comunicare con i proprio genitori (imitando la famiglia Tanners in Gli Amici di Papà).
La mia TV mi ha mostrato persone che non avevo mai visto prima. Crescendo, il 99.9% della gente con cui avevo interagito prima del primo giorno di asilo erano Filippini o Filippino-Americani. La televisione mi ha per prima presentato gruppi culturali estranei alla mia famiglia, inclusi Afro-Americani della media borghesia (per esempio,  I Robinson); Afro-Americani del proletariato povero (ad esempio, Good Times); e la varietà di gente bianca di diversa estrazione sociale (attraverso qualsiasi altra serie che andava in onda al tempo). Quindi quando alla fine incontravo le persone che non erano come me, avevo almeno una conoscenza di base di come la loro vita sarebbe potuta essere. Ovvio, a volte la televisione offriva stereotipi inaccurati di questa gente, ma almeno non ne ero intimorito.

D’altro canto, dato che molti dei miei conoscenti bianchi e di colore non avevano mai visto alcun Asiatico-Americano sui loro schermi televisivi, sembravano sempre un po’ sorpresi e shockati la prima volta che entravano nel mio ambiente domestico Filippino. Per esempio, i miei amici non si sono mai capacitati del perchè noi mangiassimo riso ad ogni pasto, indipendentemente dal fatto che si tratti di una bistecca, pollo fritto, hot dogs o un’omelette. Forse se una famiglia Filippino-Americana fosse stata presente nella programmazione TGIF sulla ABC (un blocco di programmazione in prima serata dedicato alle famiglie, NDT), magari tra Otto Sotto un Tetto e Balki e Larry – Due Perfetti Americani, i miei amici sarebbero stati meglio preparati.

La televisione mi ha spiegato problemi sociali, inclusi l’abuso di minore (ad esempio, quell’ episodio molto speciale con Dudley e il proprietario del negozio di biciclette in Il Mio Amico Arnold), la dipendenza da droghe (come nell’episodio speciale con Alex P. Keaton in Casa Keaton), e l’ingiustizia (ad esempio quella volta in cui Marcia Brady aveva quasi perso le elezioni per Ragazza più Popolare a scuola – in La Famiglia Brady, NDT). Quindi, mentre avrei comunque imparato queste cose più avanti durante le mie lezioni di psicologia o studi etnici alle superiori o all’università, ho avuto un primo assaggio dei problemi del mondo tramite la nostra televisione da duecentoventi chili rivestita in legno.

Infine, la televisione mi ha reso più semplice essere chi sono. Quando ero alle superiori, non avevo visto quell’episodio di Ellen in cui Ellen Degeneres fece coming out, ma mi ricordo di aver pensato “buon per lei” (anche se non volevo ammettere che poteva essere anche “buon per me”). Al college, quando ho cominciato a guardare Will & Grace e Queer As Folk, avevo cominciato a vedere similitudini tra la mia vita e le loro vite di fiction, cosa che ha aiutato ad avvalorare l’ipotesi che magari altri avevano esperienze come le mie. Nel 2003, quando uscì I Fantastici Cinque e Bravo divenne ufficiosamente la rete più gay del pianeta, fui testimone di come le persone della mia famiglia erano ossessionate dai personaggi. Ho visto quanto di mente aperta fosse la mia famiglia, un fatto che alla fine mi ha aiutato a stare meglio con me stesso. Incominciai anche io a far sfoggio della mia “fabulousness” (letteralmente “favolosità”, “essere favoloso”: il termine mantiene il significato originale mentre risulta sempre più usato come identificativo dalla comunità gay, NDT).

Oggi, per i giovani LGBT, immagino possa essere un pochino più facile fare coming out, considerate le numerose rappresentazioni di persone LGBT visibili in televisione. Glee da sola ha fatto molto per rappresentare la diversità della sigla della nostra comunità (LGBT: Lesbiche Gay Bisessuali Transgender, NDT). Ho sorriso ogni qual volta la lesbica Santana ha baciato dolcemente la sua ragazza bisessuale Brittany. Ho pianto praticamente ogni volta che il signor Hummel ha detto qualcosa al suo figlio gay, Kurt, mentre ho anche apprezzato come il personaggio della abuela (nonna) di Santana ha mostrato le difficoltà che le persone LGBT di colore devono affrontare quando fanno comin out alle loro famiglie. Forse sono stato in particolare fiero di Ryan Murphy  quando ha introdotto il primo personaggio transgender / non conforme al genere alla scuola superiore McKinley, attraverso un giovane adolescente Afro Americano di nome Unique (Wade dei Vocal Adrenaline, NDT). Attraverso questi personaggi, giovani che sono LGBT possono vedere che ci sono molti modi di essere ed esistere, e che le persone LGBT possono essere di ogni etnia, genere, corporatura e carattere.

Al tempo stesso, attraverso la televisione, le persone eterosessuali sono pesantemente esposte alle persone della comunità LGBT, un fatto che permette loro di identificarsi, empatizzare con e vedere come umano un gruppo sociale che un tempo era estraneo. Apprezzo molto quando coppie eterosessuali realizzano che il battibeccare tra Cameron e Mitchell in Modern Family rispecchia notevolmente i battibecchi tra coppie di sessi opposti nella vita reale. Rido sotto i baffi quando i miei amici eterosessuali  mi dicono che seguono RuPaul’s Drag Race (America’s Next Drag Queen in Italia, trasmesso sui canali Sky, NDT), in particolare quando hanno i loro preferiti (in caso ve lo steste domandando, Manila Luzon, Ongina e Jiggly Caliente sono sempre stati in cima alla mia classifica per ragioni di parte). Magari adesso loro non sono più così spaventati dalle drag queen o dalle persone che non si conformano al genere, e saranno in grado di trattarla come con un essere umano se dovessero incontrarne una.

Forse, se volessimo convincere la gente che le persone LGBT non sono il male o contagiose o molestatrici di bambini, dovremmo solo aumentare il numero di esponenti LGBT in televisione. Comunque, mentre i numeri sembrano apparentemente aumentare, sono ancora piuttosto bassi. Nel 2011, la Gay and Lesbian Alliance against Defamation (GLAAD – Alleanza Gay e Lesbica contro la Diffamazione) ha trovato ventotto personaggi LGBT nella programmazione televisiva convenzionale (vale a dire la programmazione delle reti principali, che non include canali come Logo, la cui missione è di rappresentare la comunità LGBT). Questa cifra è calata dai trentacinque personaggi elencati nello studio dell’anno precedente e rappresentava meno dell’1% dei personaggi totali. Se alcune stime indicano che una persona su sei è LGBT (tra il 10%-17% della popolazione), allora questa quantità deve aumentare esponenzialmente per rappresentare la diversità reale.

Quindi, Ryan Murphy! Se hai bisogno che un gay Filippino-Americano faccia un cameo in Glee (magari come insegnante o come zio figo di Blaine), sai dove trovarmi.

Che ne pensate, Gleek? L’articolo si riferisce chiaramente alla società Americana, ma secondo voi qual è stato l’effetto sulla situazione della comunità LGBT nel nostro paese?

Via | Policymic

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